L’interprete e il traduttore: facciamo un po’ di chiarezza.

Due termini che nella lingua comune vengono usati in maniera (quasi) intercambiabile, indicano in realtà due attività sì vicine ma differenti. Scopriamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Per spiegare in termini concreti la differenza tra un interprete e un traduttore, partirò da un luogo familiare e confortevole: il divano di casa. Tra le attività più diffuse che possiamo svolgere sul nostro divano ce ne sono, indubbiamente, due: guardare la televisione e leggere un libro.

Comodamente seduto, sto guardando un servizio sul celebre scrittore inglese Ken Follett, intervistato da una giornalista nostrana che gli pone delle domande in italiano a cui lui risponde in inglese. Accanto ai due attori principali siede una terza persona, che fa da tramite tra la giornalista e Follett, perché l’una non conosce la lingua dell’altro. Questa terza persona si chiama interprete e l’attività di mediazione descritta interpretazione.

Una volta spenta la televisione, decido di dedicarmi alla lettura di un libro dalla trama accattivante e dal ritmo scorrevole. Al momento di riporre il libro, ne scorgo il titolo, I pilastri della terra, sovrastato da un Ken Follett a caratteri cubitali. Immediatamente, mi viene in mente l’intervista: se Follett non parla l’italiano, è molto difficile che sappia scriverlo. La versione italiana del mio libro è, infatti, l’opera di un traduttore, che ha trasferito significato e strutture dell’originale inglese nella nostra lingua, effettuando una traduzione.

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Facile, vero? Con due semplici e comunissimi esempi, infatti, siamo subito arrivati al nocciolo della questione: un
interprete rende possibile la comunicazione tra due persone che non parlano la stessa lingua, come in un’intervista o in una trattativa in fiera, un traduttore quella tra due persone che non scrivono e leggono nella stessa lingua, come in un libro o in un sito internet.


Comprese le
differenze, possiamo evidenziare quelle che sono le affinità tra le due figure. La più chiara è che entrambe devono avere una conoscenza approfondita di una o più lingue straniere. Conoscenza che, è importante sottolinearlo, deriva dalla preparazione specifica fornita dalle facoltà per interpreti e traduttori, molto spesso confuse con le facoltà di lingue e letterature straniere, con la non trascurabile differenza che queste ultime non formano interpreti e traduttori, ma linguisti esperti e competenti in letterature straniere […] SECONDA PARTE SU http://www.giusepperana.it/2017/05/04/linterprete-e-il-traduttore-facciamo-un-po-di-chiarezza-2a-parte/